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Sul Monte Asprano, dove un riccio racconta le radici

 |  Pompeo Di Fazio  |  Storie

Nei giorni scorsi mi è capitato di accompagnare sul Monte Asprano un signore di mezza età. Si chiama Giancarlo Maria Ricci e anche se di professione si occupa di altro, è soprattutto un fotografo. Dire "appassionato" però sarebbe riduttivo: per lui la fotografia è molto più di un hobby, è un modo di guardare il mondo e, forse, anche di curare le ferite della vita.

Giancarlo vive a Bruxelles con la sua famiglia. È nato a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, ma le sue radici raccontano una storia che porta dritta a Roccasecca. Suo padre, Folco Ricci, era nato e cresciuto tra Roccasecca e Santopadre, prima di trasferirsi per lavoro in Francia e poi in Sicilia. Eppure l'amore per questa terra non è mai venuto meno. Lo ha custodito per tutta la vita e lo ha trasmesso ai suoi quattro figli: Tony, Myriam, Patricia e Giancarlo.

Approfittando delle vacanze estive, nel viaggio dal Belgio verso il mare italiano, Giancarlo ha voluto fare tappa proprio a Roccasecca. Tra la mia famiglia e la famiglia Ricci, insieme a quella Munno, esiste un rapporto antico e, quando mi ha chiesto di accompagnarlo al castello, ho accettato con grande piacere.

Ci siamo dati appuntamento alle fontane di Corso San Tommaso e abbiamo iniziato a salire lungo la Via della Filosofia Tomistica, proprio mentre il sole si avviava al tramonto. Una leggera brezza rendeva più sopportabile il caldo intenso di questi giorni.

Tra pietre antiche, archi, vicoli e le celebri frasi di San Tommaso d'Aquino siamo arrivati fino alla chiesa. In quel luogo sospeso nel tempo ho visto il volto di Giancarlo illuminarsi. Era l'espressione di chi torna in un posto che sente profondamente suo, anche se vive lontano e non lo vede da tanti anni.

Con la sua macchina fotografica professionale e una serie di obiettivi, ha iniziato a catturare ogni dettaglio: la luce dorata del crepuscolo, i colori delle pietre, le ombre che lentamente si allungavano sul Monte Asprano. Sembrava voler fermare il tempo in uno scatto.

Siamo ridiscesi quando ormai era buio. Ed è stato proprio allora che è arrivata la sorpresa più bella.

Su un piccolo gradino, nei pressi di Largo Teodora, c'era un riccio. Rimaneva immobile, come se ci stesse aspettando. Non mostrava alcun timore.

Lo abbiamo osservato in silenzio. Poi è stato inevitabile collegare quell'incontro al cognome di Giancarlo, Ricci, e soprattutto al ricordo di suo padre Folco, scomparso appena un anno fa.

Ci siamo guardati negli occhi e lui, con grande semplicità, mi ha detto:

"So di rischiare di sembrare patetico, ma non posso fare a meno di pensare che mio padre sia ancora vicino a me".

Non c'era nulla di patetico in quelle parole. Solo l'emozione autentica di un figlio che ritrova, in un luogo tanto caro alla sua famiglia, un piccolo segno capace di parlare al cuore.

Abbiamo continuato a passeggiare in silenzio. A un certo punto Giancarlo mi ha detto:

"Voi siete fortunati a vivere in così tanta bellezza".

Gli ho risposto che forse noi, quella bellezza, non la vediamo più. Ci conviviamo ogni giorno e finiamo per darle per scontata. Serve lo sguardo di chi arriva da lontano, di chi ha imparato a cercare il bello attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica, per ricordarci quanto siamo privilegiati.

E forse non è un caso che proprio la fotografia sia diventata per Giancarlo una risposta alle tante difficoltà che la vita gli ha messo davanti. Attraverso le immagini ha trasformato il dolore in ricerca, la sofferenza in arte.

Dal 1° al 7 agosto sarà tra i protagonisti di Visio Mentis, la mostra internazionale di fotografia contemporanea che si terrà a Tropea, ideata e curata da Marcello Pitardi. Un evento dedicato agli sguardi, alle sensibilità e ai percorsi personali di fotografi provenienti da tutto il mondo.

A Giancarlo, che quando in Belgio gli chiedono da dove venga risponde sempre con orgoglio: "Sono siciliano e roccaseccano", va il mio augurio di raccogliere tanti altri successi.