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Giornale fondato da Pompeo Cataldi nel 1974


Tra “pietre e parole” nel ricordo di Pompeo Cataldi, fondatore de L’Asprano

 |  Pompeo Di Fazio  |  Storie

Tocca a me ricordarlo. Anche perché proprio a me affidò tanti anni fa la proprietà di questa testata: una sua creatura, nata negli anni settanta e la cui redazione era collocata proprio nel luogo che tanto amava e che tanto ha difeso fino all’ultimo giorno della sua vita, la piazza del Castello.

Un giornale di Roccasecca e del territorio: che grande intuizione in quei primi anni settanta del secolo scorso quando la nostra città si preparava a vivere, con tanto fermento di iniziative, i settecento anni dalla morte di San Tommaso d’Aquino e la visita di Papa Paolo VI.

Direttore Domenico Tortolano, firma di punta Mario Rossini! Quanti paesi del circondario potevano vantare una testata giornalistica locale? Pochi, o forse nessuno.

Caro zio Pompeo, Pompeo Cataldi per chi non avesse capito a chi mi sto riferendo, abbiamo deciso di tornare a parlare, anche a tuo nome. A parlare di Roccasecca, della sua storia, delle sue tradizioni secolari e perché no, anche di tanto altro. A far parlare quelle pietre che tanto amavi, che sono l’essenza stessa della montagna simbolo della nostra città e che dà il nome a questo giornale: l’Asprano appunto.

Perché i rtoccaseccani sono un po' così: aspri, duri, ma con un grande cuore, come quello che è stato sempre il motore del tuo appassionato impegno. Un motore che deve rimanere ancora acceso e che vuole continuare ad alimentare una tradizione che va protetta, fatta conoscere, tramandata.

Sono certo che saresti contento dell’Asprano che torna a parlare, che troveresti il modo per dare ancora un tuo contributo. Per riempirci di idee, di suggerimenti, di spunti e di polemiche. Tutti aspetti che facevano parte del tuo carattere e dei quali oggi si sente tanto la mancanza.

Eri molto scettico all’inizio sulle parole scritte in rete, preferivi la carta stampata, ma poi ti sei convertito e sei entrato in questa nuova dimensione, facendone la piazza virtuale delle tue battaglie identitarie sulla nostra città, in particolare su quel pezzo di Roccasecca che era la tua patria.

“Se la gente viene a Roccasecca è per vedere quelle pietre” - amavi ripetere, anche con il tuo tono a volte burbero ma che nascondeva solamente il legame viscerale con il natio borgo del Castello.

Cercheremo, insieme agli amici che percorreranno questo affascinante viaggio, di essere all’altezza. Lo faremo mettendo sempre al centro la nostra città e tanti dei tuoi insegnamenti.

“Eh, vagliò” – era questo l’inizio di ogni chiamata al telefono con la quale mi annunciavi qualche tua nuova “battaglia delle idee”. Mi manca quell’eh, vagliò. Mi manca per tanti motivi, da quelli più strettamente affettivi a quelli dei valori che tu difendevi e che diventano sempre più trasparenti nella società di oggi, ma che non possono non essere l’essenza stessa delle piccole realtà come Roccasecca.

Tornare a scrivere per L’Asprano e su l’Asprano è anche un modo per continuare a immaginare di sentire quella voce: “Eh, vagliò”. A ogni articolo. Ed è anche un modo per continuare a far vivere, proprio nella circolazione delle idee e nella conoscenza della tradizione, il tuo grande ma semplice insegnamento: quello di una persona nata a Roccasecca e che non ha mai derogato dall’amore per la sua città e la sua storia, anzi ne ha fatto una ragione di vita. Ciao, zio.