A volte ritornano…

Anno Domini 1974. Roccasecca si appresta a celebrare con la dovuta solennità il VII centenario della morte di San Tommaso d’Aquino, il suo figlio più illustre. Tra i protagonisti delle tante iniziative c’è un vulcanico ed inesauribile Pompeo Cataldi, amministratore comunale e, soprattutto, innamorato perdutamente del suo paese, della sua storia millenaria e della sua identità. Pompeo, che ci ha lasciato troppo presto un paio di anni fa, era legatissimo al monte Asprano, a quelle “pietre”, che recavano impresse, sia pure invisibili, le orme del grande Dottore Angelico. Pompeo viveva in simbiosi con quelle pietre e con quel monte che, ad onta del suo nome non proprio gentile, è stato il fertile grembo che ha generato Roccasecca, così come Castrocielo e Colle San Magno. Quel monte sul quale l’abate Mansone, il monaco-guerriero, poco prima dell’anno Mille, decise di edificare un possente maniero per controllare dall’alto la fertile pianura sottostante, la via Latina che la solcava e i riottosi conti aquinati che mal sopportavano la straripante potenza abbaziale. Pompeo aveva capito, prima di tanti altri, quanto fosse inscindibile e indissolubile il binomio Asprano-Roccasecca. Ed è per questo che ebbe un lampo di genio: creare una testata giornalistica che non poteva non chiamarsi “L’Asprano”. A quel tempo, cinquant’anni fa o giù di lì, non esisteva l’on line, non c’era la proliferazione infinta dei siti e, quindi, tutto era molto più difficile, complicato e dispendioso. Esisteva, infatti, soltanto la carta e, se si voleva dar vita ad un periodico d’informazione, ci si doveva rivolgere, per forza di cose, ad uno stabilimento tipografico. Cosa che non spaventò il nostro Pompeo, che anche in questo campo fu un pioniere. E così, radunato un esiguo gruppo di collaboratori, di quelli che scrivevano gli articoli, ecco che, un bel giorno, sul declinare di quell’anno fatidico, uscì il primo numero de “L’Asprano”, giornale che in molti qui a Roccasecca conservano gelosamente, alla stregua di una preziosa reliquia. Fu un momento storico per il nostro paese, il modo migliore per celebrare degnamente cotanta ricorrenza. Poi, fatalmente, come spesso accade, passata la frenesia centenaria, gli entusiasmi si affievolirono e, dopo qualche altro numero, anche l’esperienza de “L’Asprano” finì per esaurirsi. E’ trascorso più di mezzo secolo da quel 1974 e, purtroppo, il nostro caro Pompeo non c’è più. Roccasecca ha appena celebrato il suo triennio tomistico, ricordando la canonizzazione, la morte e la nascita di San Tommaso d’Aquino. Tante cose sono state fatte, tante altre potevano essere fatte. Per stilare un giudizio è ancora troppo presto e sarà la storia, come sempre, a farlo. Ma noi che viviamo il nostro tempo abbiamo pensato di far rivivere quell’esperienza, di riesumare dalle pieghe sinuose del passato quel giornale che è stato il punto più alto raggiunto dall’orgoglio roccaseccano: quello di essere concittadini di un Santo così importante che tutto il mondo ci invidia. Ci sono tornate alla mente le parole che il santo padre Paolo VI pronunciò nella piazza di Roccasecca gremita di tantissima gente, sull’imbrunire di quell’indimenticabile 14 settembre del 1974: “Io sono felice di essere tra voi. Tra voi che avete dato la patria, i natali a San Tommaso d’Aquino. E mi rallegro, carissimi, di vedere quanto voi siete sensibili a questo ricordo e a questo patrimonio che la storia ha dato alla vostra città: di avere l’onore e la fortuna e, guardate, la responsabilità di avere la patria di un Santo così grande, di un Dottore così celebre, di in cittadino del mondo così illustre. Ebbene, ebbene, guardiamo di raccoglierne l’eredità”. L’onore, quindi, ma anche l’onere di essere la patria di San Tommaso d’Aquino. Un onere gravoso che ci tocca e ci responsabilizza. Ecco perché, insieme ad uno sparuto gruppo di amici, abbiamo pensato di rieditare “L’Asprano” che intende riprendere e sviluppare il discorso interrotto tanti anni fa. Ovviamente lo faremo in modo diverso, tenendo conto che i tempi sono cambiati e così anche il modo di comunicare. Anche se lo spirito resterà sempre lo stesso: quello di far conoscere sempre di più l’identità e le peculiarità più intime della nostra amata Roccasecca. Una città il cui primo nucleo sorse sull’Asprano e che continua ad avere indelebilmente impresso nel suo dna quel monte sulla cui vetta l’abate Mansone “voluit castrum construere”. Ci riusciremo? Noi ce la metteremo tutta per cercare di risvegliare i sopiti interessi dei nostri concittadini e non solo. E staremo bene attenti nel farlo. Anche per non incappare nelle dure reprimende del nostro caro amico che ci osserva vigile e attento da lassù. Per cui, cari amici, vietato distrarsi e, men che mai, demordere. Anche perché Pompeo, e con lui la storia, ci guardano.






